Trattative, sorteggi e sospiri. Ecco come sarà il duello teledemocratico

Le domande non saranno dieci come forse Rep. avrebbe gradito, ma dodici, la prima su un tema concreto: la sanità. Le porranno, alternandosi, due giornalisti televisivi. Ogni domanda non dovrà durare più di trenta secondi e ogni risposta non potrà superare i due minuti. Tre orologi uno per ciascuno, auspicabilmente sincronizzati, consentiranno ai tre candidati di regolarsi. Guarda che cosa pensava D'Alema del Pd qualche anno fa - Segui la diretta su Youdem (dalle 15)
18 AGO 20
Ultimo aggiornamento: 21:35
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Prendiamo il caso che un contendente voglia, arrivato il suo turno, controreplicare all’altro o agli altri due. Potrà farlo, ma solo sacrificando parte dei due minuti assegnati per rispondere alla domanda posta dal conduttore. Ecco l’importanza dei tre orologi. Vietato interrompere, vietato allungarsi, non ammessi tempi supplementari. L’intero match deve durare non più di 90 minuti, mezz’ora per uno al netto di presentazioni e convenevoli. Per mettere a punto il regolamento ci sono volute settimane, telefonate e riunioni. L’ultima l’altro ieri con i due conduttori e tre ambasciatori incaricati della trattativa: Roberto Cuillo già portavoce di Fassino per Franceschini, Stefano Di Traglia portavoce di Bersani e Carlo Rognoni forte della sua esperienza come membro del Cda Rai (ha anche scritto un libro memorie di un ex consigliere) per Marino.
Negli incontri si è definito tutto, spesso ricorrendo ai sorteggi. Il fato, sotto forma dei bigliettini, ha deciso che al centro del tavolo di plexiglass, unico elemento scenico del set allestito all’Acquario romano dell’Esquilino, sarà seduto Ignazio Marino. Bersani sarà a destra e Franceschini a sinistra. Capzioso pertanto qualsiasi cedimento alla metafora tipo “messo in mezzo” nonostante le insidie del lodo Scalfari che Marino ha vissuto come un attentato al suo ruolo di terzo incomodo a vantaggio di Franceschini.
Il fato ha deciso anche che il primo a rispondere alla prima domanda sarà Marino. Ma una trattativa, e il must della par condicio, hanno previsto la regola dell’alternanza: se Marino è il primo a rispondere alla prima domanda, alla seconda sarà il secondo e alla terza il terzo. Il ruolo di primo risponditore toccherà insomma a turno a ciascuno dei candidati. Questa regola ha richiesto un altro sorteggio evidentemente per definire il secondo e il terzo. E’ anche la regola che non consente distrazioni ai conduttori. Sui loro nomi nessun sorteggio, c’è stata una trattativa. Al posto di Tiziana Ferrario Marino avrebbe preferito Concita De Gregorio, ma l’obiezione avanzata è stata “allora dobbiamo chiamare anche il direttore di Europa Stefano Menichini”.
Ammesse tutte le inquadrature. Indolore la ripartizione del pubblico: cinquanta invitati per candidato con licenza di applaudire. Meno gli argomenti. Ognuno ha tifato per i suoi, il risultato è di tutto un po’: crisi economica piace a Bersani, diritti-omofobia piace a Marino, primarie-lodo Scalfari-giustizia piace a Franceschini. “Mi hanno accusato contemporaneamente di essere bulgaro e di aver voluto fare un’americanata solo perché avevo proposto un brogliaccio” dice Walter Verini, fedelissimo di Veltroni e direttore di Youdem. Cuillo, Di Traglia e Rognoni hanno guardato all’America: un po’ Obama-Clinton un po’ Berlusconi-Prodi del 2006, dicono negli staff dove si sorride e si sbuffa di tanti tecnicismi. Prima del match ci sarà anche la conferenza stampa sul regolamento delle primarie. Altre aritmetiche, dopo quelle dello statuto.